L'antica "regina" scita Tomiri viene nominata negli annali di Erodoto, Strabone, Polieno, Cassiodoro e Giordano. Un poeta francese del Trecento, Deschamps, la incluse in una lista di nove "donne meritevoli" nelle sue ballate. È stata rappresentata da famosi pittori quali Rubens, Allegrini, Mattia Preti e Gustave Moreau, anche se nessuno conosce il suo vero aspetto. Va detto, in effetti, che al di là di una singola battaglia narrata da Erodoto e ripetuta incessantemente da altri storici, di Tomiri si sa ben poco.
Ecco la storia secondo le parole (parafrasate) di Erodoto...
Tomiri era la vedova di un capitano scita, che nel 530 a.C. assunse il controllo di numerose tribù. La regina aveva almeno un figlio, lo sfortunato (o forse semplicemente incapace) Spargapise, comandante della cavalleria. In quel periodo Ciro aveva assunto il comando dell'impero Achemenide, chiamato spesso "Primo impero persiano"; nonostante i suoi piani di conquista dei territori a sud, che lo ponevano in conflitto con la potente nazione egiziana, il suo primo atto fu la messa in sicurezza dei confini orientali, dove gli sciti (tra cui i Massageti) stavano creando complicazioni infinite.
Ciro provò subito i soliti metodi: se non puoi evitare i problemi, sposali. Inviò quindi una delegazione a Tomiri con una proposta di matrimonio. La regina, ben sapendo che Ciro era attratto dal suo regno e non da lei, rispose negativamente. L'esercito di Ciro avanzò quindi lungo il fiume Syr Darya e furono costruite navi con evidenti intenti ostili. L'imperatore era sicuro che ci fosse un modo per ottenere ciò che voleva. Tomiri, a sua volta, inviò un messaggero con la proposta di uno scontro aperto (anche il suo esercito era pronto). Il messaggio recitava: "lasciate perdere i vostri inutili sforzi per costruire un ponte: ci sposteremo a tre giorni di marcia dalle rive del fiume sì che possiate attraversarlo, oppure, se doveste preferire combattere dalla vostra parte, allontanatevi della stessa distanza". I consiglieri dell'imperatore suggerirono di combattere dal lato persiano.
Ciro, però, era sicuro che sarebbe stato necessario un altro approccio. Seguendo il consiglio di Creso di Lidia, acconsentì a combattere gli sciti dal loro lato del fiume. Il corso d'acqua fu quindi superato e l'esercito si fece strada nel territorio nemico. L'idea era di creare un accampamento ricco di vino e alcolici, ai quali i barbari non erano abituati. Solo pochi sarebbero rimasti a difenderlo, mentre l'esercito si sarebbe diretto verso il campo di battaglia prestabilito. In realtà, però, l'esercito dell'imperatore si stabilì a breve distanza dal campo, nell'attesa di un inevitabile attacco. Dopo un breve periodo per assicurarsi che i conquistatori si inebriassero con gli alcolici, Ciro li avrebbe attaccati e sgominati.
Il piano funzionò alla perfezione. La marmaglia di sciti e massageti, guidata da Spargapise, fu sopraffatta e perse un terzo dei guerrieri in pochi minuti, mentre i restanti, compreso il figlio di Tomiri, furono catturati. Raggiunta dalla notizia della disfatta, Tomiri inviò un araldo per richiedere la liberazione del figlio in quanto era stato catturato "con l'inganno e non sul campo di battaglia". Ciro si rifiutò e l'ormai sobrio Spargapise si suicidò (anche se Erodoto non fornisce dettagli su questa parte della faccenda). Infuriata, la madre radunò i propri alleati e attaccò l'esercito nemico. Nelle parole dello storico greco...
"Così si svolse il fatto, secondo le mie conoscenze. Inizialmente i due eserciti si bersagliarono di frecce dalla distanza; svuotate le faretre, si scontrarono e combatterono con lance e pugnali, e così continuarono per lungo tempo, perché nessuna delle due parti aveva intenzione di ritirarsi. Infine furono gli sciti a prevalere: la gran parte dell'esercito persiano fu distrutta e Ciro stesso cadde in combattimento dopo ventinove anni di regno. La regina ordinò che il corpo di Ciro fosse estratto dalle pile di cadaveri e, quando glielo portarono, ne immerse la testa nel sangue; e mentre dissacrava il suo cadavere, ella disse: 'Sono viva e ti ho sconfitto in battaglia, eppure la mia vita è stata rovinata, perché hai ucciso mio figlio con l'inganno; così rispetto la mia promessa e ripago il sangue con il sangue'. Dei numerosi racconti che ho letto della morte di Ciro, questo che ho appena esposto mi sembra il più affidabile".
E così Tomiri, regina guerriera degli sciti, scomparve dagli annali della storia... proprio come gli sciti stessi qualche secolo più tardi. Ciononostante, questa rimane un'interessante storia di vendetta.