Ciro II, quasi leggendario primo re di Persia, rischiò di non esserlo per niente. Nacque da Cambise, re di Anshan, e Mendane, figlia del re Astiage di Media, nel 600 oppure nel 576 a.C. (gli storici non lo sanno con precisione, dal momento che i calendari antichi sono quello che sono). Secondo la leggenda, un sogno ricorrente convinse Astiage che un giorno il nipote avrebbe rovesciato il suo regno. Evidentemente per il re della Media il potere contava più del sangue, dato che chiamò la figlia incinta e insistette affinché il figlio venisse ucciso appena nato. Questo compito venne affidato al pastore Mitridate, che però non uccise il neonato ma lo crebbe come se fosse stato suo. Erodoto scrive che questo stratagemma venne smascherato quando Ciro compì 10 anni d'età, dal momento che il suo portamento era "troppo nobile". Poiché non voleva far scoppiare una guerra civile, né entrare in conflitto con Cambise, Astiage rimandò Ciro in Persia, dai suoi genitori biologici.
Astiage aveva ragione a preoccuparsi del nipote: infatti Ciro salì al trono già nel 559, anche se il padre non morì prima del 551 a.C. Come i suoi predecessori, Ciro fu obbligato a riconoscere la sovranità dei Medi... almeno fino al 553, quando sferrò un attacco a sorpresa contro suo nonno. Ciro riunì le tribù, inclusi i parenti achemenidi della moglie Cassandane, sconfisse i Medi in diverse battaglie campali e infine catturò la capitale Ecbatana nel 549 a.C. Nel 546 accettò la corona di Media e si proclamò "re di Persia". Le fonti storiche non dicono cosa ne fu di Astiage, ma è molto probabile che non venne adottato da un pastore che aveva ricevuto l'ordine di assassinarlo.
La conquista della Media fu solo l'inizio del bagno di sangue. Astiage si era alleato con Nabonide di Babilonia, con il faraone d'Egitto Amasis e con Creso di Lidia, suo cognato. Entro un anno dalla sconfitta di Astiage i Lidi si misero in marcia. Ciro reclutò soldati in ogni angolo delle sue terre e li affrontò, forzandoli in una situazione di stallo a Pteira. A questo punto attaccò Sardi, la loro capitale, ove mise in fuga la famosa cavalleria lidia schierando dei cammelli in prima linea. Secondo Erodoto, Ciro risparmiò Creso e ne fece un fidato consigliere: al contrario, la Cronaca di Nabonide afferma che Ciro ingannò il re vinto facendolo uccidere.
Dopo aver soffocato una ribellione scatenata in Media dall'ufficiale che trasportava il tesoro di Creso al palazzo reale di Ciro, sulla strada verso Babilonia i persiani catturarono la capitale di Elam. All'inizio dell'ottobre del 540 a.C. Ciro costrinse finalmente i babilonesi a dare battaglia vicino alla città di Opi, sulle rive del fiume Tigri, poco a nord di Babilonia. I babilonesi vennero sconfitti sonoramente, Nabonide fuggì e Ciro negoziò una tregua che gli permise di entrare a Sippar incontrastato. Raggiunta Babilonia, Ciro utilizzò un preesistente grande fossato per deviare le acque dell'Eufrate e permettere così ai suoi soldati di attraversare il letto del fiume. La città fu assalita di notte, senza incontrare praticamente resistenza; Nabonide fu "arrestato" (la Cronaca di Nabonide riporta che gli fu risparmiata la vita; fu esiliato nella vicina Carmania, dove Ciro poteva tenerlo d'occhio).
Aggiunta Babilonia al novero dei suoi vasti domini, Ciro espanse ancora il suo impero conquistando molti territori anche in Siria, Giudea e Arabia Petrea. Piuttosto compiaciuto di sé, si proclamò quindi "re di Babilonia, re dei sumeri e accadi, re dei quattro angoli del mondo". Sappiamo tutto questo grazie al famoso "cilindro di Ciro", inciso e posto nelle fondamenta del tempio Esagila dedicato a Marduk, il più importante dio babilonese. Il cilindro condanna Nabonide come malvagio e presenta Ciro come "gradito a Marduk". Inoltre elenca i miglioramenti apportati da Ciro alla vita dei babilonesi, con il restauro di templi e culti precedentemente banditi e il rimpatrio di persone esiliate, tra cui un decreto del 538 a.C. che consentiva ai prigionieri ebrei di ritornare in Giudea.
Sebbene alcuni storici ottimisti abbiano sostenuto che il cilindro rappresenti una primitiva forma di carta dei diritti dell'uomo, la maggioranza degli studiosi la inserisce nel contesto dell'antica tradizione mesopotamica che prevedeva che i nuovi re iniziassero il loro regno con proclami di munificenza e riforme, specialmente dopo la caduta di un re impopolare.
Ciro dedicò gli ultimi anni della sua vita a dare solide basi alla dinastia achemenide. Per evitare tensioni nei territori appena conquistati, assegnò incarichi di governo alla maggioranza dei nobili locali e accordò loro la stessa condizione sociale della nobiltà persiana. Mantenne le istituzioni in vigore nelle terre conquistate, consentendo sostanzialmente ai diversi popoli di autogovernarsi e, con una decisione oltremodo saggia, non si immischiò nelle religioni locali. Inoltre costruì una serie di città fortificate lungo le frontiere orientali dell'impero per proteggerlo dai nomadi dell'Asia centrale. Il suo efficiente governo centrale gestiva dalla capitale Pasargade le regioni sfruttando a questo fine i leader locali. In breve, Ciro riuscì a organizzare i vasti territori che aveva conquistato in qualcosa che assomigliava a un impero.
I resoconti sulla morte di Ciro sono molto diversi. Secondo Erodoto (le cui "storie" sono per lo più proprio quello, cioè racconti inventati), a seguito della sua doppiezza Ciro venne ucciso da Tomiri, regina guerriera degli sciti (questa teoria è riportata nella voce della Civilopedia dedicata a Tomiri). Ctesia, ancor meno affidabile di Erodoto, scrisse nei suoi Persica che Ciro venne ucciso mentre soffocava l'opposizione dei Derbici. Berosso afferma che il re persiano incontrò la morte mentre combatteva contro gli arcieri Dahai a nord-ovest delle sorgenti del Syr Darya. Un ulteriore finale alternativo è quello della Ciropedia di Senofonte, che afferma che Ciro morì in modo pacifico nella sua capitale. In ogni caso, i resti di Ciro furono seppelliti in una tomba di pietra calcarea a Pasargade (il che darebbe credito al racconto di Senofonte), tomba che molti ritengono esistere ancora tra le rovine della grande città.