Gli storici sanno ben poco del semi-leggendario (beh, quasi completamente leggendario) Gilgamesh. Nell'Epopea di Gilgamesh, incisa in caratteri cuneiformi su tavolette d'argilla circa 4.000 anni fa e considerata la prima grande opera di letteratura, Gilgamesh viene descritto come un semi-dio dalla forza sovrumana, re della città-stato di Uruk, nella civiltà sumera. Grazie ai suoi possenti muscoli, avrebbe eretto le alte mura di Uruk per difendere il suo amato popolo dalle incursioni barbariche; inoltre, avrebbe ordinato la costruzione delle numerose Ziqqurat sparse nelle campagne.
Secondo le interpretazioni moderne, Gilgamesh sarebbe davvero esistito e avrebbe governato nell'antica Mesopotamia. Ci sono brevi riferimenti a lui (o, perlomeno, a nomi molto simili) in diversi testi non cuneiformi sopravvissuti più o meno intatti. In una pergamena rinvenuta a Qumran, nota come Libro dei giganti (circa 100 a.C.), Gilgamesh appare sotto la forma di uno dei re antidiluviani; nell'opera greca del romano Aelian, scritta intorno al 200, Gilgamesh viene menzionato come successore dell'antico re di Babilonia. Intorno all'800, Teodoro Bar Konai include Gilgamesh negli ultimi dodici re contemporanei al patriarca ebreo Abramo. Infine, i frammenti di un testo trovato negli scavi di Tell Haddad sostengono che le spoglie di Gilgamesh siano state sepolte nel letto del fiume del deviato Eufrate dai suoi fedeli sudditi di Uruk.
Per quanto riguarda le prove storiche della sua esistenza, questo è tutto. Ma veniamo alle leggende, decisamente più interessanti...
Nel racconto sumero Inanna e l'albero di huluppa, la dea ripianta un albero di huluppa sradicato da una grande tempesta nel bosco sacro nei pressi di Uruk, con l'intento di farlo crescere fino a poterlo utilizzare per creare una sedia e un letto; tuttavia, il povero albero viene avvolto nelle radici da un serpente "che non teme incantesimi", nel tronco da uno spirito femminile malevolo (lilitu) e nei rami dal mostruoso uccello Anzu, in grado di soffiare fuoco e acqua. Inanna prega suo fratello, il dio del sole, di aiutarla a liberare l'albero, ma questi rifiuta; il potente Gilgamesh, invece, non può tirarsi indietro, e punisce il serpente, facendo scappare gli altri ospiti indesiderati e permettendo a Inanna di creare il letto desiderato.
In un altro racconto ripreso nell'Epopea, Ishtar, dea dell'amore e della guerra, vede l'imponente Gilgamesh ben vestito e con i capelli legati, e viene travolta dalla passione; prega Gilgamesh di divenire suo marito, promettendogli un "raccolto di ricchezze". Ma il guerriero rifiuta, provocando così l'ira della dea, che convince i genitori, Anu e Antum, a lasciarla scatenare il "Toro dei Cieli" per uccidere il semi-dio. Tutta Uruk trema dinanzi all'arrivo del toro celeste, e la gente muore a centinaia mentre la Terra si apre sotto i suoi zoccoli; il "compagno" di Gilgamesh, Enkidu, attacca il toro, presto seguito dall'eroe, e insieme i due riescono a uccidere la bestia. Nel frattempo, Ishtar scala le famose mura della città per scagliare maledizioni contro i guerrieri, ma poi fugge minacciata da Gilgamesh. Mentre Ishtar e le sue seguaci piangono la morte del toro (e la dea pensa a cosa dire ai genitori), Gilgamesh si gode l'adulazione del popolo.
E poi c'è la storia di Gilgamesh e dell'Oltretomba, che si apre con Gilgamesh che si lamenta con Enkidu del fatto che uno dei suoi beni (non è ben chiaro cosa: in una traduzione è un tamburo, in un'altra una palla, a indicazione di cos'era importante per i bambini dell'epoca) è caduto nell'aldilà. Enkidu si offre volontario per recuperarlo. Felice che qualcun altro si prenda le responsabilità per la sua sbadataggine, Gilgamesh spiega in dettaglio all'amico cosa non fare nell'aldilà per poter tornare indietro. Naturalmente, Enkidu fa ciò che non deve fare, e resta bloccato finché Gilgamesh non convince le divinità Enki e Shamash ad aprire una fenditura nel terreno, da cui esce il fantasma dell'amico. Ma il suo spirito non resiste a lungo.
Nell'Epopea, sopraffatto dal dolore per la perdita di Enkidu e meditabondo sulla propria mortalità, Gilgamesh parte per incontrare un suo antenato, il saggio Utnapishtim, che ha abbandonato i beni materiali per costruire una grossa nave e sopravvivere al diluvio universale. Il vecchio consiglia a Gilgamesh di abbandonare la sua ricerca dell'immortalità e lo informa dell'esistenza di una pianta rara in grado di renderlo nuovamente giovane; Gilgamesh riesce infine a recuperare la pianta dal fondo del fiume dove cresce, ma gli viene rubata da un serpente, che cambia pelle e torna nuovamente giovane. Scoraggiato, il re torna alla propria dimora.
Ciononostante, Gilgamesh visse fino a 126 anni (almeno secondo un antico elenco dei re sumeri)... un periodo niente male secondo gli standard moderni, e davvero incredibile in un'epoca di carestie, guerre e malattie, in cui un semplice raffreddore poteva uccidere. Per colmare questi lunghi anni, Gilgamesh avrebbe ricostruito il tempio della dea Ninlil insieme al figlio (e successore) Ur-Nungal, nella città sacra di Nippur, lungo il fiume di Uruk.
Tornando ai fatti (per quanto non ancora verificati)... Nel 2003, una squadra di archeologi tedeschi sostenne di aver trovato la tomba di Gilgamesh in quello che un tempo era il letto del fiume Eufrate, sepolta sotto le sabbie del deserto iracheno. L'equipaggiamento di rilevazione, teoricamente abbastanza raffinato da notare la differenza tra sedimenti essiccati e antichi mattoni di fango, avrebbe mostrato antichi giardini, edifici e mura di un palazzo che potrebbe contenere la sala mortuaria del semi-dio. Da allora, varie azioni militari hanno impedito ulteriori tentativi di scavo, ma gli archeologi sperano un giorno di poter recuperare le ossa del possente Gilgamesh.