Nzinga Mbande è una figura importante nel movimento d'indipendenza dell'Angola e nella storia del primo colonialismo in Africa. Nzinga Mbande lottò per affermare la propria voce (e governare una nazione), passando tra diversi regni e mettendo le potenze europee una contro l'altra.
I portoghesi raggiunsero il Congo negli anni 80 del XV secolo. Vi trovarono un regno basato sulla monarchia elettiva che aveva detenuto il potere fin dal Trecento. I missionari fondarono diverse scuole e svilupparono pratiche religiose basate sul sincretismo, arrivando a battezzare il re nel giro di un decennio. Affrontare lo schiavismo fu più complicato: i congolesi lo praticavano da molto tempo, trasportando verso la capitale i prigionieri catturati in guerra e nelle scorribande, obbligandoli a insediarsi nella regione per lavorare. Quando i portoghesi stabilirono le loro piantagioni a São Tomé, strinsero con il Congo un accordo commerciale esclusivo per rifornire l'isola di prigionieri che lavorassero come schiavi. Nel corso del tempo, Congo e Portogallo svilupparono una fragile alleanza.
Il problema era che i portoghesi non rispettavano il monopolio congolese sulla tratta degli schiavi, tanto che re Afonso I, ovvero Mvemba a Nzinga, chiese la fine dell'accordo. Va notato che Mvemba non stava propugnando la fine della schiavitù o protestando contro l'aggressione imperiale; semplicemente lamentava che i portoghesi non rispettassero i termini del loro accordo. Questo problema spinse il Portogallo a creare campi nei regni vicini, da sfruttare sia per il commercio, sia come basi da cui lanciare incursioni.
Una generazione più tardi, le regioni sulla frontiera del Congo che erano state prese di mira dagli schiavisti erano ora potenziali alleati. Ndongo era una di queste. Nel 1590 si trovava in guerra contro i portoghesi e i loro alleati congolesi, oltre a subire attacchi da parte di una banda di mercenari particolarmente feroci noti come Imbangala. Quando la guerra cominciò a precipitare, un nobile organizzò un colpo di stato, spodestando molti membri della corte reale, tra cui Nzinga, che fuggì nel vicino regno di Matamba. Ma il nuovo leader di Ndongo ritenne necessario sfruttare il suo acume politico e le sue conoscenze, così la inviò a negoziare con i portoghesi.
Nzinga diede prova di grande brillantezza e carisma. Sfidando apertamente le norme portoghesi, si rifiutò di assumere il ruolo sottomesso che i negoziati le assegnavano, si vestì con abiti locali e si presentò non come una suddita, ma come una regina. Quando i portoghesi cercarono di farla sedere a terra, usò il suo assistente come sedia. Usando il tema del battesimo come moneta di scambio nei negoziati, alla fine riuscì a trovare un accordo per la pace.
Ma questa pace non durò a lungo. Gli Imbangala desideravano acquisire altri territori e si mossero a dispetto sia dei portoghesi sia dei Ndongo, riaccendendo la guerra. Mentre la crisi in patria si aggravava, il re di Ndongo morì. Nzinga, con la sua vasta rete di alleati politici e strategici, puntò a ottenere il comando. I portoghesi, ricordando il fuoco che le ardeva dentro, si rifiutarono di riconoscerla e le chiesero di accettare il re fantoccio che avevano scelto. Lei si rifiutò e fuggì per unirsi ai ribelli, ovvero gli stessi Imbangala. Dopo aver contratto un matrimonio all'interno di quel gruppo, approfittò della tradizione militarista del suo nuovo popolo per ricostruire le sue forze. Fatto questo, si abbatté sulla regione e riprese Matamba per sé, anche se non l'intera Ndongo. A questo punto si dedicò a stabilire relazioni indipendenti con i commercianti olandesi, con i quali scambiò schiavi per finanziare la resistenza, e costruì un'alleanza con olandesi e congolesi contro il Portogallo.
La guerra si trascinava. Gli olandesi furono obbligati a ritirarsi dai portoghesi, ma allo stesso tempo il Portogallo entrò in guerra con la Spagna. Nel 1656, dopo anni di combattimenti, i due nemici si accordarono per la pace: il Portogallo ottenne buona parte della costa, mentre Nzinga ebbe il monopolio sulla tratta degli schiavi. Sarebbero passati molti anni prima che gli europei cercassero di avventurarsi nuovamente all'interno.
Oggi Nzinga Mbande è ricordata come un simbolo della lotta dei nativi contro i portoghesi, specialmente nelle rappresentazioni della guerra civile angolana.