La marina bizantina possedeva alcune delle navi più avanzate del Mediterraneo. Mentre in precedenza le flotte erano composte perlopiù da triremi dotate di rostri per speronare, i dromoni avevano una specie di "becco" (calcar) che, sporgendo dalla prua, poteva essere usato dai soldati per abbordare le navi nemiche o, alternativamente, per spezzare i loro remi. Dotati di una vela triangolare e di una o più file di remi, i dromoni erano agili, veloci e letali.
Ma l'arma più temibile di un dromone era il fuoco. Il "fuoco greco", un miscuglio di olio e calce viva, poteva bruciare anche mentre galleggiava sull'acqua. Alcune navi avevano addirittura, a prua, dei meccanismi per lanciare il fuoco greco a distanza: in pratica, lanciafiamme marini altomedievali. Queste armi furono usate con grande efficacia per respingere gli assedi portati dagli arabi a Costantinopoli e, in un caso famoso durante il regno dell'imperatore Romano I, un'incursione di Rus' (scorridori vichinghi provenienti dall'area corrispondente all'odierna Russia). Nel resoconto di un contemporaneo i Rus', quando videro le fiamme, "saltarono dalle loro navi nel mare, scegliendo di annegare tra le onde piuttosto che finire inceneriti... quel giorno non riuscì a fuggire nessuno tranne quelli che riuscirono a raggiungere la riva".