Il termine "bronzo" è di derivazione italiana, a sua volta mutuato dal termine latino medievale "bronzium", un'evoluzione del greco "brontesion" o del persiano "biranj". A prescindere dal nome, il bronzo è una lega di rame e stagno, con occasionali tracce di altri metalli aggiunti per migliorarne la resistenza, la lucidità o la duttilità. La lavorazione del bronzo portò alla produzione di attrezzi di ogni tipo, dalle padelle alle spade, dal grande valore pratico ed estetico.
I primi manufatti in bronzo arsenicale (una lega a cui viene aggiunto l'arsenico anziché lo stagno), scoperti dagli archeologi nei sepolcri dell'Iran, risalgono al 5000 a.C. In seguito l'arsenico fu sostituito dallo stagno, creando una lega superiore che non presentava gli stessi pericoli della lavorazione dell'arsenico. I primi oggetti in bronzo allo stagno (risalenti al 4500 a.C.) sono stati ritrovati in un sito Vinča in Serbia, mentre altri esempi derivano dalla Cina e dalla Mesopotamia.
È raro trovare depositi di rame e stagno vicini l'uno all'altro: questo rese l'esportazione di stagno dalle miniere più accessibili un importante fattore economico, tanto che lo stagno estratto dai depositi in Cornovaglia è stato ritrovato nelle lontanissime province della Fenicia e del Mediterraneo orientale. Oltre agli utilizzi pratici, il bronzo era considerato un metallo prezioso, tanto da essere utilizzato per denominare un'intera epoca storica. L'Europa è ricca di depositi di attrezzi in bronzo, accumulati come tesori, mentre in Cina i bronzi rituali sono stati utilizzati fin dal 1650 a.C. come offerte votive nei sepolcri di re e nobili.
Il bronzo è più resistente del ferro e mantiene il filo più a lungo, ma essendo più difficile da trovare e lavorare venne presto sostituito, portando alla nascita dell'età del ferro.