I greci hanno coniato il termine "oligarchia", che significa "governo di pochi". Gli oligarchi si distinguono dalla massa dei cittadini per la tradizione della loro famiglia, il prestigio religioso o militare, le imprese personali o qualche altra caratteristica: Aristotele usava questo termine per riferirsi al governo dei più ricchi, mentre Platone, nella sua Repubblica, sosteneva che il governo spettasse a un'élite istruita. In ogni caso, gli oligarchi determinano quali problemi discutere e quali soluzioni adottare "per il bene del popolo". A seconda delle qualifiche necessarie per entrare a farne parte, l'oligarchia può essere una forma di governo abbastanza efficiente o degenerare in un covo di serpi in cui gli amministratori si dedicano solo agli intrighi.
Nell'antica Grecia si possono trovare alcuni esempi classici di oligarchia: Corinto, Sparta, Tebe... in effetti, tutte le città-stato principali, se escludiamo la democratica Atene. Tuttavia alcuni politologi, tra cui il tedesco Robert Michels, sostengono che ci sia una "legge ferrea" che porta tutte le forme di governo a tendere inevitabilmente verso l'oligarchia. Persino nelle democrazie rappresentative, le necessità pratiche del governo portano alla concentrazione del potere politico nelle mani di un piccolo gruppo, con una burocrazia monolitica e mezzi rigorosi per il controllo del dissenso. Il che potrebbe anche essere una cosa buona, se è vero, come sostiene lo storico Spencer Weart, che le oligarchie raramente si fanno la guerra tra di loro.